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Brevi Accenni Storici
La storia della Sicilia è stata influenzata dai tante dominazioni che
sono passate sul suo suolo. Grazie alla sua posizione geografica, proprio al
centro del mar Mediterraneo, la Sicilia ha avuto un ruolo molto importante negli
eventi storici che hanno avuto come protagonisti i popoli del mare nostrum.
La Sicilia ha vissuto nella sua storia periodi nei quali assunse grande importanza
nel contesto mediterraneo alternati a fasi anche di forte subalternità.
Fu parte delle colonie della Magna Grecia e di Cartagine e cercò di diventare
regno indipendente con Ducezio ed Euno (che si autoproclamarono re dei Siculi
rispettivamente nel V e nel II secolo a.C.). Dal 405 a.C. fino alla conquista
romana fu dominata dai sovrani siracusani. Dionisio I, preso il potere, regnò
su tutto il territorio della Sicilia fino a Solunto estendendone l'influenza
fino al golfo di Taranto e al territorio etrusco (Pyrgi, Cerveteri, isola d'Elba).
Conquistata dai romani, divenne la prima provincia romana dell'impero come Sicilia,
con la Lex Rupilia gli fu riconosciuta la diversa nazionalità ed una
sorta di costituzione diversa da quella dei romani.
Passata dall'impero romano ai barbari e infine ai bizantini, fu il ventitreesimo
thema dell'Impero Bizantino con il nome di Sikelia. Il capoluogo non ebbe mai
sede fissa: si passò da Palermo, a Taormina, a Rometta, a Siracusa. Con
gli arabi diventò il giardino "paradiso" del Mediterraneo,
con i normanni nacque il primo parlamento d'Europa e con gli svevi furono gettate
le fondamenta di una Stato amministrato da una organizzazione centrale e basato
su leggi adatte.
Dopo la Guerra del Vespro con la aragonese con la creazione del Regno di Trinacria,
poi Regno di Sicilia), che poi però si ridusse in un vicereame e infine
ritornò ad essere il Regno di Sicilia fino al 1789. Il capoluogo fu sempre
Palermo, ad eccezione di un decennio nel Quattrocento, quando la corte si stabilì
a Catania.
Dalla Rivoluzione Francese all'Unità d'Italia: nel 1815 la corona di
Sicilia fu unita a quella di Napoli nel Regno delle Due Sicilie. La Sicilia
fu così divisa, come avevano secoli prima fatto per prima gli arabi,
in tre reali dominii al di là del Faro: Val di Noto, Val Demone e Val
di Mazara. Nel 1848 la Sicilia caccia i Borboni e dichiara l'indipendenza da
ogni altro regno.
Con l'arrivo di Giuseppe Garibaldi e l'annessione al Regno del Piemonte, la
Sicilia divenne una delle regioni italiane, ottenendo, dopo la Guerra Civile
per lIndipendenza del 1943-45, la Statuto Speciale nel 1946.
L'avvicendarsi di ospiti molteplici con le loro civiltà ha arricchito
la Sicilia di insediamenti urbani, di monumenti e di vestigia del passato che
fanno dell'isola uno dei luoghi privilegiati dove la storia può essere
rivissuta attraverso le immagini dei segni che il tempo non ha scalfito e ha
tramandato sino ai nostri giorni.
Territorio Siciliano
La Sicilia è l'isola più grande del mar Mediterraneo. A nord
si affaccia sul mar Tirreno, a est è divisa dall'Italia dallo stretto
di Messina ed è bagnata dal mar Ionio, a sud-ovest è divisa dall'Africa
dal canale di Sicilia.La Sicilia ha una forma "triangolare" i cui
vertici sono: Capo Peloro (o Punta del Faro) a Messina, al vertice nord-orientale,
Capo Boeo (o Lilibeo) a Marsala, al vertice nord-occidentale, Capo Passero a
Portopalo, al vertice sud.
Geologicamente, il versante nord appartiene alla stessa placca tettonica della
penisola italiana (la placca eurasiatica), mentre per il versante sud la placca
di appartenenza è quella africana; lo scorrimento della placca africana
che si immerge sotto quella euroasiatica ha determinato la creazione dei rilievi
montuosi della regione, nonché la presenza di frequenti attività
sismiche sia di origine tettonica che vulcanica.
Tra 5,96 e 5,3 milioni di anni, durante il Messiniano (ultima fase del periodo
Miocene), il Mediterraneo rimase isolato dall'oceano Atlantico probabilmente
a causa di un aumento dell'attività tettonica. Ciò portò
alla crisi di salinità: il mar Mediterraneo iniziò ad evaporare
più velocemente e la concentrazione del sale aumentò. Carbonati
e solfati vennero depositati in grandi quantità sui fondali e ne è
rimasta traccia a lungo nelle miniere di salgemma e gesso che si possono trovare
tuttora nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna.
Un fenomeno geologico peculiare è il vulcanesimo sedimentario delle Macalube,
in provincia di Agrigento. Questo raro fenomeno ha creato la cosiddetta collina
dei Vulcanelli, un'area brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata
da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro. Il fenomeno è
legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli
di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa
pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie,
trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un
cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere
vulcanico. Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di
materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza.
A causa della sua posizione, a cavallo delle due importanti placche tettoniche,
la regione e le isole circostanti sono interessate da un'intensa attività
vulcanica. I vulcani più importanti sono: Etna, Stromboli e Vulcano.
Essi hanno la singolarità di appartenere a tre tipologie differenti:
eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di calma il primo; eruzioni
continue, e fontane di lava, il secondo, le cui caratteristiche sono state prese
come modello tipologico dagli scienziati del settore, che hanno coniato il termine
Tipo stromboliano per designare le attività similari dei vulcani terrestri;
infine di tipo esplosivo o pliniano il terzo, caratterizzato da lunghi periodi
di apparente calma ed eruzioni violente.
Infine si ricorda l'attività eruttiva che nell'Ottocento, nella zona
del canale di Sicilia oggi denominata banco di Graham, ha portato alla nascita
dell'effimera isola Ferdinandea.
Il territorio della Sicilia comprende anche diverse isole minori, quali l'arcipelago
delle Eolie o Lipari e Ustica a nord, e quello delle Egadi ad ovest nonché,
a sud, le isole di Pantelleria, Lampedusa, Linosa, e altre minori.
L'arcipelago di cui fa parte anche l'isola di Malta è geograficamente
(ma non politicamente) parte integrante della Sicilia. Malta, peraltro, è
stata unita politicamente alla Sicilia fino al 1798, quando fu occupata (per
circa due anni) da Napoleone Bonaparte.
Le Isole Pelagie, invece, sono geograficamente legate alla Tunisia, ma politicamente
fanno parte della provincia di Agrigento.
È una regione prevalentemente collinare (per il 61,4% del territorio),
mentre per il 24,5% è montuosa e per il restante 14,1% è pianeggiante
(la pianura più grande è quella di Catania). Il rilievo è
vario e, mentre nella Sicilia orientale si può riconoscere nei monti
Peloritani, Nebrodi e Madonie l'ideale continuazione dell'Appennino calabro,
la Sicilia centrale e occidentale ospitano massicci isolati. Si trova nelle
Madonie la seconda vetta più alta dell'isola: il pizzo Carbonara (1979
metri).
Al centro della Sicilia infatti vi sono i monti Erei su cui si trova, a 948
metri di altezza, la città di Enna; mentre nella fascia sud-orientale
tra la provincia ragusana e quella siracusana troviamo i monti Iblei. Ad ovest
sorgono altri monti dall'altezza variabile, come i Sicani, la cui cima più
alta è il monte Cammarata di 1.578 metri, e i monti che circondano la
Conca d'Oro, la pianura dove, affacciata sul mare, si stende Palermo, città
capoluogo di questa regione.
Ad est si erge, visibile dallo Stretto di Messina, nonché dalla cima
calabrese dell'Aspromonte, la cima innevata dell'Etna, alto 3.323 metri. Con
le sue frequenti eruzioni, l'Etna ha ricoperto il territorio circostante della
sua lava nera. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, la
vicina piana di Catania, una delle province della regione, che sorge lungo il
litorale, non è di origine vulcanica, bensì di origine alluvionale,
essendo stata creata dai detriti trasportati nei secoli dal fiume Simeto.
Di forma triangolare, la Sicilia ebbe nell'antichità il nome di Trinacria
e Triquetra. Le coste settentrionali, alte e rocciose, si aprono sul Mar Tirreno
con frequenti ed ampie insenature, come i golfi di Castellammare del Golfo,
di Palermo, di Termini Imerese, di Patti, di Milazzo e molti altri minori che
ospitano ampie spiagge coperte di finissima sabbia.
Ad est la costa ionica è più varia; strette spiagge di ghiaia
fin quasi a Taormina e fra la foce del fiume Alcantara e Riposto; frastagliata
verso sud, con insenature e baie come quella di Giardini Naxos; laviche come
ad Acireale, e di aspre scogliere basaltiche fino a Catania. L'ampio golfo di
Catania presenta una spiaggia di sabbia dorata ma al suo termine la costa riprende
ad essere rocciosa con una serie di fiordi tra cui quello di Brucoli. Quindi
l'ampia baia di Augusta, che ospita il più grande porto commerciale della
Sicilia, e il golfo di Siracusa nel quale la costa riprende ad essere sabbiosa
fino quasi a Capo Passero. Il litorale meridionale - di fronte all'Africa -
è generalmente sabbioso ed uniforme nella parte centrale e più
vario nel ragusano e nel tratto agrigentino e trapanese.
I fiumi siciliani sono tutti di portata ed estensione limitate. Quelli appenninici
a nord vengono chiamati fiumare, e sono a carattere torrentizio in quanto d'estate
sono quasi perennemente in secca. Gli unici corsi d'acqua che raggiungono delle
dimensioni apprezzabili sono l'Imera Meridionale, il più lungo dell'isola,
e il Simeto, quello con il bacino idrografico più ampio. Sfociano nel
Mar Ionio il Simeto, l'Alcantara, il Ciane e l'Anapo, nel Mar Tirreno l'Imera
Settentrionale e il Torto, mentre nel canale di Sicilia il Platani, l'Imera
Meridionale (o Salso) e il Belice.
Per quanto riguarda i laghi naturali, fatto salvo il Lago di Pergusa, la Sicilia
ne è praticamente priva essendo stato prosciugato, vari decenni fa, il
Lago di Lentini. Il lago di Pergusa, di origine paleovulcanica, è celebre
per gli antichissimi miti e leggende che lo riguardano e per la fauna e per
la flora che lo circonda; tutt'intorno ad esso corre un autodromo, in passato
sede di un Gran Premio di Formula 3000. Il lago è ormai a rischio di
prosciugamento, non avendo immissari, a causa del costante prelievo di acqua
per uso civile. La costruzione di dighe ha creato grandi invasi artificiali,
come il lago dell'Ancipa e il lago Pozzillo (il maggiore dell'isola). Vanno
ricordati anche il lago Arancio, il lago di Piana degli Albanesi e il lago di
Ogliastro.
FLORA E FAUNA
La vegetazione in Sicilia è caratterizzata dalla presenza di differenti
ecosistemi mediterranei.
Nelle aree prossime ai litorali, dal livello del mare ai 200 metri d'altitudine
è presente l'Oleo-ceratonion che, nelle zone più ricche di risorse
idriche evolve verso la macchia mediterranea, la formazione vegetale più
caratteristica, mentre nelle zone più aride lascia il posto alla gariga,
alla prateria mediterranea o ad aree di macchia degradata come la macchia a
cisto.
Gli incendi, il pascolo e la pressione antropica hanno notevolmente ridotto
le aree di foresta mediterranea sempreverde e di foresta mediterranea decidua
che un tempo ricoprivano l'intera isola, di cui persistono tuttavia ampie aree
sulle Madonie, sui Nebrodi e sull'Etna.
Fino ai 7-800 metri s.l.m., la vegetazione è costituita principalmente
da euforbia, mirto, corbezzolo, sughera, leccio, lentisco, erica arborea, cisti
e varie specie di ginestra come ginestra dei Carbonai (Cytisus scoparius), ginestra
odorosa (Spartium junceum), ginestra spinosa (Calycotome spinosa), sparzio villoso
(Calycotome villosa), ginestra dell'Etna (Genista aetnensis). Nella zona del
fiume Alcantara era presente in ampi boschi il Platanus orientalis, oggi ridotto
a piccole aree. Tra le specie introdotte dall'agricoltura sono molto diffusi
gli agrumi, gli ulivi, la vite, i noccioli e i mandorli.
Tra gli ottocento e i milleduecento metri dominano i trifogli, le veccie, il
grano, i sulleti, le rose canine, i gigli selvatici, i perastri, i pruni selvatici,
gli asfodeli, i sorbi e gli azzeruoli.
La fascia vegetativa al di sopra, fino alla quota di 1200-1400 m.s.l.m. è
costituita da formazioni di quercia caducifoglia, di rovere, di cerro, di roverella.
Oltre i 1200 entriamo nella zona propriamente montana dove sono splendidamente
insediate estese formazioni boschive a faggeta. Il sottobosco rigoglioso presenta
svariate specie di piante tra le quali vi sono l'agrifoglio, il pungitopo, il
biancospino di Sicilia, il tasso. A queste altitudini prosperano anche l'acero
d'Ungheria, l'olmo montano, il melo selvatico, l'acero montano e la stregonia
siciliana.
Discorso a parte merita l'Etna. Oltre i 2000 metri si incontrano il pino loricato,
la betulla e il faggio ed ancora più in basso anche castagno e ulivo.
Più in alto, resistono solo la saponaria e l'astragalo e qualche muschio
e lichene. Superati i 2400 metri la vegetazione è totalmente assente.
La flora siciliana è ricca di specie endemiche, cioè presenti
solo sull'isola. Alcune di esse sono ulteriormente circoscritte in aree molto
ridotte come per esempio l'abete dei Nebrodi (Abies nebrodensis), presente solo
nel Vallone di Madonna degli Angeli nelle Madonie, il limonio di Todaro (Limonium
todaroanum), esclusivo del Monte Passo del Lupo allo Zingaro, l'erba croce di
Linosa (Valantia calva), endemica della omonima isola, la rarissima Zelkova
sicula, limitata ad un area di circa mezzo ettaro sui Monti Iblei. Tra gli innumerevoli
endemismi si possono citare l'astragalo siculo (Astragalus siculus) e l'astragalo
dei Nebrodi (Astragalus nebrodensis), la ginestra del Cupani (Genista cupanii),
il lino delle fate siciliano (Stipa sicula), l'alisso dei Nebrodi (Alyssum nebrodense),
l'aglio dei Nebrodi (Allium nebrodense), la viola dei Nebrodi (Viola nebrodensis),
il giaggiolo siciliano (Iris pseudopumila), numerose specie di Helichrysum (tra
cui Helichrysum hyblaeum), il citiso delle Eolie (Cytisus aeolicus).
Un cenno particolare meritano infine le numerose specie di orchidee endemiche
tra cui l'orchidea a mezzaluna (Ophrys lunulata), l'orchidea di Branciforti
(Orchis brancifortii), l'Ophrys discors, l'Ophrys calliantha, l'Ophrys oxyrrhynchos
e l'Ophrys panormitana.
L'intera Sicilia è popolata da molti mammiferi. I più diffusi
sono l'istrice, il gatto selvatico, la martora, il ghiro, il moscardino e il
quercino. Sull'Etna si aggiungono il cirneco dell'Etna, la volpe, il coniglio,
la lepre, la donnola, il riccio e varie specie di topo e pipistrello.I rettili
e gli anfibi sono poco diffusi. Si ricortano lucertole, gongili, luscengole,
gechi, biacchi, bisce d'acqua, vipere, rane (tra cui la rana verde minore),
discoglossi, rospi e la testuggine comune.
La fauna ittica in passato è stata molto fiorente. Oggi è più
ridotta, ma nei mari siciliani si possono ancora incontrare il pesce spada,
il tonno, la sardina, l'alice, lo sgombro, la spigola, l'occhiata, il gambero,
l'ostrica e i mitili.
Tra gli organismi protetti dalla Riserva marina Isole dei Ciclopi si ricordano
i poriferi, i gorgoniacei, i briozoi (tra cui Myriapora truncata e Sertella
baeniana), lo spirografo Sabella spallanzanii, crostacei (tra cui Chtamalus
stellatus), tunicati, echinodermi crinoidei (tra cui il giglio di mare), i crostacei
brachiuri (tra cui il granchio), Anellidi policheti, l'anfiosso, vari molluschi
(Dentalium vulgare, Donax variegatus) e Microcosmus sulcatus.
La fauna aviaria è molto varia. Nella zona orientale sono tipici la cincia
bigia di Sicilia, il codibugnolo di Sicilia, lo sparviero, la poiana, il gheppio,
il falco pellegrino, l'allocco, l'aquila reale, il tuffetto, la folaga, la ballerina
gialla, il merlo acquaiolo, il martin pescatore, la coturnice di Sicilia, la
beccaccia, l'upupa, il corvo imperiale, il cavaliere d'Italia e l'airone cinerino.
Nella zona occidentale sono più diffusi capinere, cinciallegre, cinciarelle,
cince more, sterpazzoline, occhiocotti, picchi muratori, picchi rossi maggiori,
rampichini, merli, fiorrancini e scriccioli.
Gli invertebrati comprendeno alcune specie endemiche, come il "Parnassio
Apollo di Sicilia", un'elegante farfalla esclusiva delle zone più
alte, la "Platicleide del Conci", una specie di cavalletta, e, tra
i coleotteri, il "Rizotrogo di Romano" e la "Schurmannia di Sicilia".
A quote alte sono ancora presenti la cavalletta Stenobotro lineato, l'afodio
di Zenker, boreale e siculo, la cui risorsa alimentare consiste nello sterco
degli erbivori, ed il Carabo planato.
Il bracconaggio ha fatto estinguere molte specie, soprattutto nella zona dei
Nebrodi. Il cervo, il daino, il capriolo, il lupo, il cinghiale, il gufo reale
e il grifone sono tutti ormai scomparsi. Recentemente sono stati reintrodotti
il cinghiale e il daino sulle Madonie, il grifone sulle Madonie e sui Nebrodi.
Nel quaternario, la Sicilia ha ospitato anche specie che oggi sono totalmente
estinte anche in Europa. Ad esempio, vi erano ippopotami, rinoceronti, leoni,
cervi e bisonti. Inoltre, sono stati ritrovati resti fossili di elefanti, che
erano rappresentati da tre specie (Elephas antiquus, Elephas mnaidriensis e
Elephas falconeri), ora estinte, la scoperta dei loro crani, con un largo foro
centrale nell' area facciale, ossia il punto di inserzione della proboscide,
che venne interpretato come sede di un unico occhio, diede vita al mito dei
Ciclopi e di Polifemo, riportato anche da Omero nell'Odissea
Tradizioni-Sicilianità-Feste religiose e laiche
Una parte fondamentale della tradizione siciliana riguarda i racconti orali,
raccolti nell'Ottocento da Giuseppe Pitrè nella Biblioteca delle tradizioni
popolari siciliane. Si va dai cunti, alle fiabe, ai proverbi, agli scioglilingua.
Il personaggio stereotipato di Giufà è il protagonista della maggior
parte dei racconti che terminano con una morale.
Molti di questi racconti non sono ancora stati codificati del tutto. Esistono
tante leggende (come le quattro di Gammazita, fratelli Pii, Uzeta e Colapesce)
che hanno una variante in ogni città (della leggenda di Colapesce esistono
una trentina di versioni codificate. Esiste una vera e propria mitologia siciliana.
Le tradizioni popolari della Sicilia sono tutt'ora vive, più nei paesi
che nelle città. Queste tradizioni, tanto particolari quanto pittoresche,
unite al carattere, al mito e all'approccio alla vita del Siciliano ha creato
nel corso dei secoli uno stereotipo che è stato tradotto in parole dal
termine sicilianità.
Già Cicerone marchiava i siciliani come «gente acuta e sospettosa,
nata per le controversie». Ancora oggi molti autori hanno individuato
un tratto comune al comportamento dei siciliani, ovviamente soggettivo, ma probabilmente
non del tutto falso. Sono molti gli altri aspetti caratteristici dei siciliani:
il senso alto della famiglia e dell'onore, il rispetto per la donna e per la
femminilità, ma anche l'attaccamento alla propria terra, la teatralità
dei gesti e degli atti, il senso dell'accoglienza, la diffidenza
La famiglia siciliana forma di solito un gruppo molto allargato che include
anche anche i cugini più lontani, ma raramente essa è chiusa su
se stessa. È molto diffusa l'abitudine di fare grandi tavolate per pranzo
o per cena, soprattutto d'estate. Gli orari sono spostati un po' più
avanti rispetto al nord, arrivando a pranzare anche alle due di pomeriggio e
cenare verso le nove-dieci nella bella stagione. Si tende a trattenersi un po'
di più a tavola anche dopo avere consumato la cena.
Gesualdo Bufalino definiva la Sicilia la terra della "luce e del lutto",
un luogo di contraddizioni di estremi che si uniscono: così nell'immaginario
il siciliano appare come un uomo solare e accogliente ma anche losco e sospettoso,
convinto che il suo modo d'essere sia il migliore e il più giusto. Con
questi contenuti Tomasi di Lampedusa dichiarava nel suo famoso romanzo Il Gattopardo
che in "Sicilia tutto cambia affinché nulla cambi", perché
sono gli stessi siciliani a ricercare il cambiamento ma nello stesso tempo a
frenarlo, timorosi che esso possa spodestare le secolari abitudini e i privilegi
acquisiti.
Una terra e un luogo antropologicamente complesso e nello stesso tempo affascinante
da scoprire: nel cinema, nella letteratura e nelle arti in genere. Il senso
a volte tragico del destino e ma anche dell'orgoglioso attaccamento alla propria
terra e alle proprie radici è testimoniato anche nella letteratura. Notevole
è il ritratto lasciatoci da Giovanni Verga, capofila del verismo, nel
cosiddetto Ciclo dei vinti, raccolta che include I Malavoglia. Mentre al culto
della "roba", il bene materiale ricavato dalla terra e dal lavoro
si deve adeguare anche il senso pur così sacro della famiglia, i personaggi
che vogliono cambiare il mondo vengono puniti dalla mala sorte che li obbliga
a tornare al punto di partenza, alla loro terra e alle loro radici.
L'intraprendenza commerciale dei Malavoglia, colpevoli di volersi allontanare
dal proprio paese, è punita col naufragio della barca che trasporta il
carico di lupini, e ciò li condanna a una povertà ancora maggiore
di quella da cui cercavano di fuggire. Mastro don Gesualdo diventa sì
un famoso imprenditore edile dal nulla ma non arriva a godersi il frutto del
suo lavoro che alla fine va in eredità ai parenti. Riflessione amara
del Verga sulla vita: anche lui, una volta raggiunto il benessere, si rifugerà
dal Nord nella sua amata Catania dove, disincantato dalla vita, passerà
i suoi ultimi anni.
Le feste religiose cattoliche rivestono una grande importanza all'interno del
folklore siciliano. La festa di Santa Rosalia a Palermo, quella di Sant'Agata
a Catania, quella della Madonna della Lettera con la processione della Vara
a Messina, quella di Santa Lucia a Siracusa, quella di San Giorgio a Ragusa
Ibla e le processioni del Venerdì Santo a Enna e a Trapani richiamano
migliaia di persone da tutto il mondo.
Altre feste importanti sono:
* la festa di San Sebastiano di Acireale (20 gennaio)
* la festa della Madonna della Visitazione a Enna (2 luglio)
* la festa della Madonna della Neve a Giarratana
* la festa di San Giacomo a Caltagirone
* la festa della Santissima Maria dell'Alemanna a Gela (8 settembre)
* la festa di San Giuseppe a Santa Maria di Licodia
Il Carnevale è festeggiato in Sicilia con manifestazioni tra le più
belle e caratteristiche a livello nazionale; particolarmente note sono quelle
di Acireale, Misterbianco, Sciacca, Termini Imerese ed il carnevale di Regalbuto,
alte espressioni di folklore popolare e di spensieratezza.Nel 2001 è
stata inserita tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell'Umanità dell'UNESCO
l'opera dei Pupi, il teatro delle marionette siciliano. Grazie ai cuntastori,
i pupi, che rappresentano i personaggi del ciclo carolingio, mettono in scena
le storie della Chanson de Roland, dell'Orlando furioso e della Gerusalemme
liberata. Il personaggio principale è il cavaliere Orlando, ma vi è
anche spazio per Rinaldo, Angelica e altri. Culla dell'Opera dei Pupi è
Palermo dove sono presenti numerosi teatri oltre ad un museo ed una scuola famosa
come quella dei Cuticchio, altro importante centro è Acireale, cittadina
barocca, che vide fiorire quest'arte grazie ai numerosi maestri pupari, fra
cui il celebre Emanuele Macrì, a cui è dedicato l'omonimo museo-teatro
dove, quotidianamente, è possibile assistere alle rappresentazioni dei
maestri pupari.
Gestualità dei Siciliani
Merita un capitolo a parte l'accentuata gestualità dei siciliani, che
li ha tipizzati nel mondo (associata spesso, a sproposito, ad una pretesa intrinseca
mafiosità ). Accompagnare un concetto con i gesti è insito nella
cultura siciliana da tempi remoti; Il motivo probabile è da ricercare
nei suoi rapporti culturali e commerciali con i popoli dell'area mediterranea
orientale sin dai tempi più remoti. La grande rimescolanza di lingue
e popoli ha senz'altro accentuato l'uso del gesto per meglio comprendersi; è
infatti abbastanza naturale, quando non ci si comprende bene tra gente di lingua
diversa, usare i gesti per accentuare la comprensibilità del dialogo.
Alcuni avanzano anche l'ipotesi che all'origine di questo linguaggio parallelo
vi sia stata la necessità di comunicare tra i giovani: un tempo, le restrizioni
che imponevano una distanza tra ragazzi e ragazze resero necessaria la creazione
di una serie di segni ben precisi che aiutassero a progettare incontri o semplicemente
a poter scambiarsi delle idee. Il luogo per eccellenza di queste discussioni
mute era la chiesa.
Anche Pitrè si occupò della gestualità siciliana, raccogliendo
tutte le informazioni possibili in Usi e costumi, credenze e pregiudizi del
popolo siciliano (1889). Tra le varie informazioni, si riporta la leggenda che
narra di un re che, arrivato in Sicilia, vuole mettere alla prova due suoi sudditi
sulla supposta capacità di poter dialogare senza parole. I due sudditi,
presi alla sprovvista, passano il test e provocano grande meraviglia nel sovrano.
La gestualità si dice sia uno degli aspetti della teatralità del
siciliano, uno dei tanti modi di dimostrare la necessità di recitare
e dar sfogo alla grande creatività.
PARCHI E RISERVE NATURALI
In Sicilia sono presenti quattro Parchi Naturali Regionali e molte Riserve Naturali,
Aree Marine Protette e Zone umide.
La R.N.O. dello Zingaro.
Parchi Naturali Regionali
* Parco dei Nebrodi
* Parco dell'Etna
* Parco delle Madonie
* Parco fluviale dell'Alcantara.
Alcune Riserve Naturali Regionali
* Riserva Naturale Orientata Bosco di Santo Pietro
* Riserva naturale orientata Capo Gallo
* Riserva naturale orientata Monte Pellegrino
* Riserva naturale integrale Grotta Conza
* Riserva naturale speciale Lago di Pergusa
* Riserva naturale Oasi Faunistica di Vendicari
* Riserva naturale orientata dello Zingaro
* Riserva naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa
* Riserva naturale Oasi del Simeto
* Riserva naturale orientata Biviere di Gela
* Riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile
* Riserva naturale integrale Macalube di Aragona
* Riserva naturale della Foce del Fiume Irminio
* Riserva naturale orientata Monte Carcaci
* Riserva naturale orientata Monte Genuardo e S.Maria del Bosco
* Riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio
* Riserva naturale integrale Monte Cammarata
* Riserva naturale Pino d'Aleppo
PATRIMONI DELL'UMANITA'
La Sicilia è sede del maggior numero di patrimoni dell'umanità
dell'UNESCO per regione in Italia. Questa è la lista completa:
* La villa del Casale di Piazza Armerina, dal 1997;
* Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, dal
1997;
* Le isole Eolie, dal 2000;
* Otto comuni appartenenti al Val di Noto: Caltagirone, Militello in Val di
Catania, Catania, Ragusa, Modica, Noto, Palazzolo Acreide e Scicli, dal 2002;
* Il centro storico di Siracusa e la necropoli di Pantalica, dal 2005.
Sono in discussione anche l'eventualità di iscrivere il centro storico
della città di Palermo, le terre degli Elimi, Erice, Mothia e Segesta,
e il sito geologico Scala dei Turchi.
AREE ARCHEOLOGICHE
Le molteplici dominazioni in Sicilia hanno fatto sì che la Sicilia sia
piena di luoghi d'interesse archeologico. Questa è una breve lista delle
aree archeologiche divise per provincia:
* provincia di Agrigento: valle dei Templi, Eraclea Minoa.
* provincia di Caltanissetta: Vassallaggi, Acropoli di Gela e Mura Timoleontee.
* provincia di Catania: Adranon, Occhiolà, monte Turcisi, Xiphonia.
* provincia di Enna: Morgantina e il granaio, Villa del Casale, Centuripe, Fondaco
Cuba di Catenanuova.
* provincia di Messina: Alesa Arconidea, Naxos, villa di Patti, Tindari.
* provincia di Palermo: Grotte della Gurfa, Iaitas, Entella, Imera, Solunto.
* provincia di Siracusa: Akrai, cozzo Collura, Eloro, Megara Hyblaea, Neapolis,
Pantalica, villa del Tellaro, Thapsos, Casmene, Leontinoi tra Lentini e Carlentini.
* provincia di Trapani: Drepanon, Mozia, Segesta, Selinunte.
* provincia di Ragusa: Kaucana, Kamarina.
Fonti: Wikipedia
Foto: Francesco Torrisi