Riflessioni sul significato di “aiuti umanitari”

home page»Approfondimenti»Difesa dei Diritti Umani
Documento inserito sabato 25 luglio 2009

Riflessioni sul significato di “aiuti umanitari”.
Una valutazione per riflettere sulle possibilità del futuro.


Tempo, questo sconosciuto.
Una marea di ricordi che, tempestosi, a volte travolgono l'agire, come se fossero il martello primordiale: a ricordarci quando debole è la verità.
Ma in fondo, il “vero”, è appannaggio di pochi. Forse simbiotico di un presente che cerca disperatamente di dimenticare se stesso.
La trasmutazione delle azioni, in significati, parte dall'accettazione, implicita nell'agire, che esiste un concetto di rettitudine umana: l’intimo significato evolutivo della civiltà.
L'ideale diventa padrone del Mondo, di quella parte che si sveglia e si addormenta in ciascuno di noi, partecipi del bene collettivo e come tale della collettività.
Il tempo ha attraversato, nella crescita, questo percorso, tracciato sulla falsariga dell’apprendimento.
Per questo esiste una visione materialista, forse persino consumista, delle attività no profit. Un vasto arcipelago di buone intenzioni che rassomigliano, a volte, ad una terra di nessuno.
La comprensione di queste realtà, rappresenta il primo stadio di un più ampio coinvolgimento, non solo emotivo, ma soprattutto umanistico, dell'uomo, inteso come centro di interessi.
Colpevolizzare la conoscenza del proprio Io, o della realtà circostante, genere quel mutamento che, per notorietà acquisita sul campo, diventa anche assistenzialismo. Codesta è una sorta di dazione generosa che passa sotto l’archetipo di “aiuto umanitario”. Nasce insufficiente, fin dalle motivazioni sottintese alla sua stessa spiegazione.
Una mano invisibile che libera la dazione umanitaria, difende a spada tratta il buonismo e dimentica che la costruzione di una civiltà passa, inevitabilmente, attraverso gli sbagli e la sofferenza dell'animo umano.
Tale è la condanna: nessuna crescita, senza rinunce; alcun cambiamento, se sganciato dall'orrore delle conseguenze nefaste. La storia viene spesso utilizzata, in questo senso, come arte per l’apprendimento.
Rileggendo gli eventi, uno dopo l'altro, il martoriato supplizio di intere nazioni, uomini, donne, vecchi e bambini, che si battono per ottenere quell'angolo di paradiso in Terra denominato “diritto alla felicità”, non possiamo che domandare, a noi stessi: “dove eravamo?”.
Dove eravamo quando in Rwanda, si consumava un massacro tale da trasformare l'erba in color cremisi di sangue, l'acqua in un torrente rosso?
Dove eravamo quando in Somalia consumava l’ultima fase della guerra civile, sfociata in uno stato bellico/dittatoriale?
Dove eravamo, quando nel Darfur si consumava la guerra civile.
E l’elenco è lungo: Cambogia, Tibet, Birmania, SudAfrica, Niger, Colombia, Cecenia, Rep. Democratica del Congo, Bosnia-Erzegovina e molte, moltissime altre, una schiacciante maggioranza della popolazione mondiale.
E non è certo soltanto per una sorta di odio primordiale etnico, bensì spesso, per interessi fortemente privati. Basti pensare al massacro delle tribù nell’Amazzonia affinché si proceda al disboscamento sistematico della natura locale. Stesso dicasi per l’Alaska con le loro popolazioni, finalizzato all’estrazione del petrolio. O i diamanti in Africa.. e via dicendo.
Oggi poi, dibattiamo sul cambiamento climatico, quando buona parte della devastazione operata nei confronti di popoli sovrani è stata il preludio alla successiva devastazione degli habitat. Le conseguenze sono a tutti note.
Una lunga lista di date, luoghi e nomi e la stessa domanda: “dove eravamo”?
Il tempo è un testimone silenzioso, ma anche impietoso.
Fra le tante contraddizioni, ipocrisie, falsi moralismi frutto dell’arte dialettica, la generazione della pace, cioè quella del dopoguerra, che ha preservato, in casa propria, oltre 60 anni di pace, è stata anche testimone silenziosa dell’egoismo.
Dapprincipio eravamo sui banchi della scuola, fra i colori dell'adolescenza, poi è stata la vita, eravamo a 16 anni, poi 20, poi ancora 25 e via dicendo.. crescevamo e le ingiustizie non cambiavano, sembravano solo lontane, quasi intoccabili ai nostri deboli sguardi.
Tuttavia cresceva la consapevolezza, in buona sostanza, ne sentivamo parlare con maggiore insistenza.
Possiamo definirci colpevoli per non avere fame o sete? Potremmo mai essere accusati di avere ignorato le urla di aiuto, le grida che consumano la voce, di tanti, infiniti innocenti, solo perchè erano colpevoli di essere nati in Nazioni dove il nostro “poco” significherebbe tutto?
E' questo il concetto di aiuti umanitari che cerchiamo di accettare?
Lo slogan politico che ci fa sentire buoni, che ci permette di dormire, pensando che i nostri governanti, così simili ai padroni della scienza, si stanno impossessando della morale civica planetaria, stabilendo la giusta misura del dolore socialmente sopportabile?
Ancora interrogativi, come le date..
Con l’unica differenza che il presente è adesso. E nel mentre, tutto ciò che è stato nel passato, si sta ripetendo.
Quindi l’interrogativo etico è: “dove saremo?”


Dott. Marco Solferini

torna ai documenti della categoria Difesa dei Diritti Umani

Tipo:

Regione:

Provincia:

Tipo:

Regione:

Provincia:

Copyright © 2008 Social Comunication
Sito realizzato da Os2.it Creazione siti web