Recensione: This is it

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Documento inserito mercoledì 24 marzo 2010

"This is it"


Deriso e incompreso in vita, divinizzato alla morte, non c’è da meravigliarsi che Michael Jackson appaia nella forma di un crocifisso su manifesti e locandine del suo ultimo film, "This Is It”, un lungo documentario sulle prove di quello che avrebbe dovuto essere il suo ultimo, grande tour.
Piaccia o no, qualunque cosa si possa pensare di Michael Jackson, questo film è qualcosa di abbastanza unico, e la cosa va riconosciuta. Il filmato è stato girato da metà aprile del 2009 a pochi giorni prima della morte dell’autoproclamatosi “Re del pop”, e mostra quanto zelo, lavoro, dedizione (circa 4 mesi serrati) MJ ed il suo staff avessero dedicato a questa rentrée che, per quel che si può intuire, avrebbe dovuto essere il più straordinario evento di tutti i tempi. Nonostante il ridondante manierismo di alcune ricostruzioni video e scenografiche (ad esempio in “Thriller” e “Smooth criminal”), tipico di certa tradizione hollywoodiana, nonostante nella maggior parte delle esibizioni sia fin troppo percepibile l’ingombrante presenza di uno spettacolo che mai sarà visto, quasi una promessa non mantenuta, non si può non apprezzare il perfezionismo e l’abnegazione di Jacko, del regista Kenny Ortega, che opera un montaggio accurato legando pezzi di prove nei passaggi da una canzone all’altra (nonostante sia forte, a tratti, la sensazione di assistere al making-of di un banalissimo video-clip), dei ballerini, dei musicisti e dei tecnici, nel provare e riprovare coreografie e musiche, nel sound-check, nel controllo luci, tutte competenze e abilità che sarebbero state profuse nei 50 live-show previsti a partire dalla metà di luglio 2009.
E al centro c’è lui, MJ, protagonista indiscusso di questo omaggio-operazione finanziaria tributatogli dalla Sony che ha sborsato ben 50 milioni di dollari per acquistare i diritti d’autore della pellicola interamente girata allo Staples Centre di Los Angeles. Un’esplosione multimediale, i migliori ballerini del mondo selezionati dopo rigorosi provini alla “Chorus line”, il fior fiore dei musicisti, un enorme e mutevole palcoscenico, gli effetti visivi dei filmati originali che dal proscenio avrebbero dovuto introdurre ogni esibizione sul palco, sono alcuni punti di forza dai quali il regista trae parecchio materiale per il documentario. E i ballerini meritano una menzione particolare per la bravura, la plasticità e l’energia che trasudano arricchendo le performances di Michael Jackson. Chiaramente è lui la forza trainante ma appare smagrito e sofferente anche se non ci sono segni evidenti di problemi di salute, risparmia la voce, non si muove con la stessa elasticità fisica – per carità, normale a 50 anni!- dei tempi del moonwalker di Billie Jean che entusiasmava le folle, ma è anche lucido, attento, meticoloso e ha quella grazia infantile che in lui sembra sempre genuina. Screditato negli ultimi anni da vicende tutt’altro che musicali, con “This is it” MJ si riappropria di quella sua innocenza quasi irreale e la sua immagine ne esce ripulita, l’artista è nel pieno delle sue cognizioni, capace di destreggiarsi nelle sperimentazioni della tecnologia in 3D. Nonostante il battage pubblicitario avesse fatto prevedere affollamenti al botteghino e prevendite alle stelle, le sale cinematografiche sono quasi vuote, anche se sembra che il film stia riscuotendo incassi record. Il tributo è rivolto soprattutto agli appassionati del “re del pop” che sembrano non sottilizzare troppo su certi momenti non troppo convincenti della pellicola e che soli arriveranno alla fine della proiezione con lo stesso entusiasmo della fervente attesa.
E “This is it” (Ci siamo), come testimonianza di un brillante ritorno alla ribalta con una serie di concerti mai realizzati, è inevitabilmente carente. Come sbirciata nei retroscena della preparazione di una delle più grandi star della musica, è una testimonianza e un’eredità straordinaria.
Il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=cyrkcz7msfY&feature=related

Barbara Cardella

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