Psicologia : Fobie ed Ansia,conoscerle per curarle

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Documento inserito venerdì 4 luglio 2008

Fobie ed Ansia,conoscerle per curarle


Nel grande gruppo dei disturbi d'ansia le fobie sono probabilmente le più comuni, interessano infatti circa un quinto della popolazione. Si parla in generale di fobie quando si ha una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per una categoria precisa di oggetti o eventi che non rappresentano un reale pericolo e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Probabilmente ognuno di noi ha qualche paura irrazionale e, come per tutti gli altri disturbi da ansia, la differenza tra la condizione normale e quella disturbata sta in una distinzione arbitraria relativa al grado, non al genere, di paura.
Quando la paura si estremizza fino a trasformarsi in fobia paralizza, limita e a volte annulla, privandoci della capacità di prendere decisioni e mettendoci in balia della sorte, degli eventi e soprattutto delle decisioni altrui. Nei casi più comuni, indicati con il termine di fobie semplici, la paura ha come oggetto qualcosa di specifico, per esempio un tipo di animale (come i serpenti), di sostanza (per esempio, il sangue) o di situazione ( per esempio, le altezze o il restare chiusi in ambienti piccoli). In altri casi, indicati come fobie sociali, la paura riguarda l’essere esaminati o giudicati dagli altri; rientrano in questa categoria la paura di parlare in pubblico, di mangiare davanti a un gruppo di persone, conversare a una festa, prendere la parola in classe. La paura è proporzionale alla vicinanza dello stimolo, ad esempio, se una persona ha la fobia dei cani, si agiterà un po' a vedere un grosso cane al lato opposto della strada, ma la paura diventa più intensa a mano a mano che il cane si avvicina, fino a diventare intollerabile e costringere la persona a scappare o gridare. L' ansia da fobia, o "fobica", si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire! Le persone che soffrono di fobie sono perfettamente consapevoli dell'irrazionalità di certe reazioni emotive, e tuttavia non riescono a reagire, quasi fossero paralizzati. L’atteggiamento tipico del fobico è la fuga, non solo dalle circostanze, ma anche dalle emozioni. Egli evita una determinata circostanza, un amore, un viaggio, una discussione, per evitare di provare l’emozione ad essa collegata. Rinuncia quindi a vivere una vita ricca di esperienze ed emozioni, siano esse negative o positive.
Evitare le situazioni scatenanti limita certamente il verificarsi delle crisi d’ansia e spesso le annulla, ma non è la soluzione migliore, poiché come risultato i fobici si costringono a vivere con mille limitazioni, come se fossero in gabbia.
Le fobie specifiche sono molto comuni, ma sono raramente invalidanti per il soggetto, che di conseguenza non dà loro molto peso. Questo è dovuto al fatto che la paura è circoscritta ad uno stimolo in particolare, facile da evitare. Infatti, se una persona sa di sentirsi male ogni qual volta utilizza l'ascensore, eviterà di farlo e salirà le scale a piedi. Le fobie specifiche sembrerebbero frutto dell'apprendimento, ovvero di una spiacevole esperienza con lo stimolo in questione. Tornando all'esempio precedente, è possibile che una persona abbia la fobia dell'ascensore perché gli è capitato di rimanerne bloccato all'interno e avere avuto un attacco di panico, oppure può avere udito racconti di conoscenti protagonisti di tale episodio ed esserne rimasto impressionato negativamente. Il decorso delle fobie specifiche è cronico, a esordio giovanile e tende ad attenuarsi spontaneamente con il passare degli anni, ad eccezione delle fobie per gli animali che possono permanere per tutta la vita. L'intervento psicologico aiuta a risolvere o comunque attenuare una fobia specifica, da un lato aiutando il paziente a comprendere l'origine di tale paura e, dall'altro, a superarla attraverso la tecnica dell'esposizione, ovvero affrontando in modo protetto lo stimolo che genera terrore.

Dott.ssa Maria Elena Morelli

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