Psicologia: Disagio psichico e approccio e metodo rogersiano
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Documento inserito venerdì 3 ottobre 2008
L’approccio rogersiano al disagio psichico
Negli Stati Uniti, intorno al 1962 si delinea una nuova impostazione, che si consoliderà all’interno della cosiddetta Psicologia Umanistica, del rapporto terapeuta-cliente ridefinito già nella stessa denominazione nei termini di rapporto facilitatore-cliente; in quest'impostazione, il terapeuta abbandona le vecchie illusioni d’onnipotenza e le maschere d'onniscienza e riconosce nel cliente non solo un essere umano al quale rapportarsi con rispetto, empatia e trasparenza (senza imposizione di modelli prefabbricati e decontestualizzati di "salute" o di buon comportamento) ma anche una persona che, per se stessa, può essere strumento del proprio crescere e della ridefinizione di costrutti personali consolidati. L'assunto, ormai confermato ampiamente dall'esperienza clinica, è che questo modo di essere e di porsi nei confronti del cliente - così diverso dall'atteggiamento impersonale ed esperto che caratterizzava il terapeuta freudiano o comportamentista - assicura al cliente condizioni ottimali di cambiamento e di crescita nella direzione da egli desiderata.
In questo ambito si colloca la concezione di Carl Rogers (1946) dell'individuo considerato un essere attivo e tendente all'autoaffermazione, cioè allo sviluppo delle proprie potenzialità in una logica in cui le cause della psicopatologia o del disagio psichico possono essere infinite ma hanno una sempre matrice comune: l'alienazione dell'individuo dalla propria individualità.
In particolare, sono essenzialmente tre gli elementi costitutivi dell'approccio rogersiano ed assicurano un clima ideale e facilitante la crescita della persona, non solo nel rapporto psicoterapeutico, ma in ogni rapporto interpersonale:
- Il primo elemento consiste nell’autenticità e genuinità, nella trasparenza e verità del terapeuta/facilitatore. Quanto più il facilitatore nella relazione sa essere sé stesso, quanto più evita di nascondersi dietro il ruolo professionale o personale, tanto più anche il cliente è in grado di esprimere sé stesso e di iniziare il processo di modificazione e crescita costruttiva della propria personalità.
- Il secondo elemento, essenziale e sostanziale per la creazione di un clima facilitante è l'accettazione positiva ed incondizionata del cliente. Questo sarà possibile solo se il terapeuta saprà accogliere ed accettare l’intera gamma dei sentimenti provati dal cliente.
- Infine, il terzo elemento facilitante della relazione è la comprensione empatica. Questo significa che il terapeuta deve sapere cogliere e sentire le emozioni vissute e percepite dal cliente in modo da entrare così a fondo nel mondo interiore altrui da riuscire a chiarire non solo le emozioni che affiorano alla coscienza dell'interlocutore, ma anche quelle incoscie o precoscie.
Da parte del facilitatore, quindi, secondo Rogers deve esserci lo sforzo di adottare uno schema di riferimento interno rispetto ai significati espressi dal cliente; in altre parole, l’accettazione della persona si precisa e si realizza nello sforzo di ricostruirne lo schema di riferimento ovvero la percezione soggettiva del proprio mondo.
E' importante, in questa logica, differenziare l'esperienza emotiva del cliente (sentimenti, pensieri, fantasie, desideri, ecc.) dal suo comportamento manifesto: l'accettazione incondizionata si riferisce, infatti, fondamentalmente all’esperienza vissuta dal cliente piuttosto che a quella agita. Infatti, questo atteggiamento di ricettività verso il più intimo mondo esperenziale del cliente non implica che il terapeuta accolga indiscriminatamente ogni comportamento ma che non guardi a questi comportamenti soltanto dall'esterno e che tenti di capirli dalla prospettiva risultante da tutto ciò che il cliente ha sperimentato nella propria vita. Questo significa che l'accettazione positiva incondizionata va intesa come un rispetto per la persona che sta dietro a dei comportamenti di cui, per il momento, non si riesce a liberare.
Al contrario, i tentativi di strumentalizzare e sedurre gli altri, offrendo loro i propri modelli di riferimento e comportamento, oltre ad essere lontani da ogni sentimento democratico, sono spesso la manifestazione di un’inconscia dinamica di insicurezza che ricerca, nella manipolazione degli altri, una conferma di valore.
Permettersi di comprendere un individuo, invece, significa cercare di non plasmarlo, entrare nel suo "quadro di riferimento" non temendo il cambiamento (in se stessi) che la sua vicinanza potrebbe comportare. Accettare gli altri significa, in quest’ottica, assumere come valore fondamentale il cambiamento considerare il divenire come lo scopo ultimo dell'esistenza e dalla relazione interpersonale.
Inoltre, accettare un'altra persona significa prima di tutto accettare se stessi e il pericolo del condizionamento e cambiamento che la relazione interpersonale comporta; ciò significa che, da un lato, si riconoscono i propri sentimenti e vissuti e, dall'altro, si accettano gli atteggiamenti, le credenze e quelle diversità che costituiscono la realtà vitale dell’Altro con cui ci si relaziona.
Infatti, vivendo in una rete di relazioni e scambi sociali, l'individuo avverte il bisogno di essere considerato positivamente dagli altri e, conseguentemente, si verifica la messa in atto di un analogo bisogno di valutazione positiva nei confronti di se stessi. È questo uno dei punti essenziali della teoria rogersiana: ogni volta in cui l'Altro non valorizza incondizionatamente l'esperienza soggettiva individuale, ma la valorizza in modo selettivo, considerando positivamente certi aspetti e negativamente altri, sorge nel soggetto stesso una analoga tendenza di autovalutazione selettiva e condizionata, in relazione a quei valori che ha introiettato nel rapporto con gli altri per lui significativi (G.H. Mead, 1934). L'individuo avrà cosi un'immagine di sé condizionata da quei valori che sono stati assunti per il bisogno dl piacere agli altri in contrasto con una percezione di se stesso derivante invece dalla propria personale ed irrepetibile esperienza.
Proprio la contraddizione tra il Sé e l'esperienza e tra il Sé e il comportamento per Rogers è il fondamento di ogni alienazione: solamente reimparando a valorizzarsi incondizionatamente e non in modo selettivo, ogni persona si troverà ad accettare la propria esperienza totale così come si presenta in realtà, a considerare il proprio essere piuttosto che il proprio "dover essere", riducendo in tal modo gli "scarti" tra il proprio Sé e la propria esperienza che sono a fondamento di ogni alienazione e disturbo psicologico.
In questa prospettiva l'azione terapeutica consiste semplicemente nel creare alcune condizioni che facilitino una autoconsiderazione positiva; ciò sarà possibile proprio nella misura in cui lo stesso terapeuta avvertirà nei confronti del cliente un atteggiamento incondizionatamente positivo che permetterà l'accettazione e la considerazione non selettiva di ogni narrazione personale, attuando, in tal modo, un atteggiamento di comprensione empatica che favorirà, da parte del cliente, l'accettazione della sua stessa esperienza; da questo punto di vista, l'ipotesi davvero rivoluzionaria è appunto che la ripresa di una crescita autodiretta nella persona sia raggiungibile attraverso una relazione interpersonale particolare, basata su genuinità, accettazione incondizionata del cliente ed empatia. Questo perché l'atteggiamento avalutativo del terapeuta si trasmetterà anche al cliente che, al sentirsi considerato positivamente, comincerà finalmente a considerarsi a sua volta in modo più positivo, accrescendo e potenziando la propria autostima (G.H. Mead, 1934).
Dott.ssa Manuela Campo
Riferimenti bibilografici
Mead, George H., 1934, Mind, self, and society. Chicago. University of Chicago Press.
Rogers, Carl R., (1946), CLIENT CENTERED THERAPY, Boston: Houghton Mifflin.
Trad.italiana: LA TERAPIA CENTRATA SUL CLIENTE, Firenze, G. Martinelli, 1970..
Rogers, Carl R., (1961), ON BECOMING A PERSON, Boston: Houghton Mifflin. Trad. italiana: DA PERSONA A PERSONA, Roma, Astrolabio, 1973
Rogers C.R. (1980) A WAY OF BEING, Boston: Houghton Mifflin. Trad. italiana: UN MODO DI ESSERE, Firenze, Martinelli, 1985.
Winnicott , D.W.,(1965), The Maturational Processes and the Facilitating Enviroment, International Universities Press, New York [trad. It. Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma 1970].
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