Mozart e Salieri: il destino di due protagonisti

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Documento inserito lunedì 8 settembre 2008

MOZART E SALIERI: IL DESTINO DI DUE PROTAGONISTI


Quando Milos Forman, regista cecoslovacco, negli anni ’80 decise di girare il film Amadeus trovò che l’ambientazione migliore fosse quella della Praga in cui vigeva il rifiuto di ogni forma di progresso tecnologico, accompagnato dalla negligenza e dalla trascuratezza dell’allora regime comunista. Questo aveva permesso di conservare i monumenti così come lo erano sempre stati, evitando ogni pur necessaria forma di restauro e finendo per far apparire Praga, antica, vetusta e decadente, così come lo era la Vienna del 1781. Il film di Milos Forman racconta la vita di Wolfgang Amadeus Mozart, enfant prodige alle corti di mezza Europa, compositore d’incomparabile talento, capace di lasciare un corpus di circa settecento opere nonostante la morte precoce a trentacinque anni. Amadeus rilegge la parabola del giovane autore salisburghese dalla prospettiva del suo rivale, Antonio Salieri, compositore di corte presso l’imperatore austriaco Giuseppe II. Attraverso una narrazione basata su flashbacks dal 1823 un Salieri ormai anziano, ospite del manicomio di Vienna, ci riporta ai suoi anni giovanili per confessare il suo tremendo segreto ad un incredulo giovane prete, quando riconobbe nello spontaneo genio musicale di Mozart, volgare e libertino, la dimostrazione incontrovertibile della propria mediocrità, e decise di votare i propri sforzi alla distruzione dell’antagonista (fatto mai provato storicamente), odiato ed apprezzato allo stesso tempo. L’opera del regista cecoslovacco prende avvio da una leggenda secondo cui Mozart sarebbe stato avvelenato per gelosia da Antonio Salieri. Già il poeta e scrittore russo Aleksandr Sergeevic Puskin credette a queste voci, e nel 1830 scrisse Mozart e Salieri, un brevissimo dramma in versi, in cui un Salieri roso dalla gelosia commissiona all'odiato rivale Mozart un Requiem, con l'intento di rubarglielo, una volta avvelenato, e spacciarlo per suo. Per la trovata, l'autore russo si ispirò probabilmente al fatto che il Requiem di Mozart fu commissionato dal conte Franz von Walsegg, che infatti voleva spacciarlo per proprio durante le esequie della propria consorte. È del 1978 un successivo adattamento della vicenda mozartiana: Amadeus, del drammaturgo Peter Shaffer. La vicenda prende le basi dal lavoro di Puškin e ne amplia la portata. Rimane l'invidia di Salieri e il Requiem commissionato da un uomo vestito di nero (Salieri mascherato), ma il tutto viene approfondito e, soprattutto, la narrazione avviene ad opera di Salieri stesso. Nel 1984 il dramma di Shaffer viene portato al cinema da Miloš Forman con Amadeus, dove però vengono ammorbiditi i lati negativi del personaggio di Salieri anche se quest’ultimo viene comunque raffigurato, contrariamente a quanto emerge dalle biografie, come un vanaglorioso prigioniero della propria pochezza. Antonio Salieri in verità, fu un valente compositore, finanche maestro di Beethoven e Liszt. Ad ogni modo, a parte alcune licenze storiche, tutto nell’opera di Forman è superbamente in equilibrio, dalla sceneggiatura di Peter Shaffer, alla ricostruzione accurata e minuziosa della scenografia delle opere rappresentate in quell'epoca a Vienna. In maniera perfetta è descritto il percorso che porta Salieri dal paradiso della notorietà, all'inferno dell'autoriconoscimento della sua mediocrità. Alla fine più che Mozart è proprio Salieri a suscitare maggior pena; infatti la storia finirà per dare ragione al grande Wolfgang, rendendo sempre eterna la sua musica ed elevandolo ad artista supremo; il povero Salieri, invece finirà per essere completamente dimenticato, con le sue opere che subiranno il più supremo degli affronti che ad un musicista possa essere riservato: quello di annegare nell'oblio. Registicamente ineccepibile, Forman torna nella "sua" Praga trasformandola nella Vienna settecentesca. Splendidi gli esterni dove Mozart torna a casa all'alba muovendosi incerto nei vicoli innevati; le scene dell'opera in cui Salieri esulta per l'insuccesso ma è intimamente schiacciato dalla forza della musica; gli sfarzosi, curatissimi interni delle case signorili e il lento scivolare del film in una dimensione più intima, in un'atmosfera avvolta nella penombra che annuncia la morte del giovane Mozart. Ed anche il film segue visivamente e musicalmente il destino del compositore, passando dalla luce dell'inizio alle atmosfere cupe del finale. Man mano che il film avanza si incupisce, portando alla luce tristezza e solitudine, che rendono simili i destini dei due protagonisti. Salieri non è visto quindi come un uomo cattivo, ma piuttosto come un uomo disperato, incapace di fare fronte alla realtà, di rassegnarsi ai successi di Corte che ora gli sembrano modesti, resi tali da una giuria di incapaci senza orecchio, e Mozart d’altra parte non è un genio strafottente, ma un ragazzo ingenuo e dai modi fanciulleschi, senza la diplomazia necessaria per introdursi negli ambienti giusti, che si rifiuta di correggere la sua musica per seguire le sciocche leggi della diplomazia, perché la vede per ciò che è ovvero Musica. Anch'egli quindi prigioniero del proprio genio. E questi mondi si toccheranno senza integrarsi, nella magistrale parte finale dove Mozart morente detta il Requiem K. 626 a Salieri, interdetto dalla facilità con la quale escono un insieme di note che compongono sulla carta una melodia perfetta, che dentro di sé legge con ammirazione, mentre la musica fisicamente accompagna il tardivo ritorno della carrozza della moglie di Mozart a casa, e sottolineano il suo funerale senza che il Requiem abbia visto la fine, dove il corpo di Mozart viene gettato senza nessun onore in una fossa comune. L'ultima segreta sconfitta di Salieri, beffato ancora da Dio che gli strappa dalle mani lo strumento della propria vendetta. Per l’epilogo si fa ritorno in manicomio, che Forman identifica come luogo di verità inascoltate, dove l'animo umano si mostra in tutta la sua semplice fragilità, dove si perdono le ultime parole di Salieri: "Dio ha ucciso Mozart, perché non fosse intaccato da nemmeno un barlume di mediocrità, e ha costretto me ad assistere al mio disfacimento. La mia musica che diventava ogni istante più sbiadita...”



Dott.ssa Elisa Lucarelli

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