L’oro e l’oscuro nell’amore di Klimt
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Documento inserito martedì 11 novembre 2008
L’oro e l’oscuro nell’amore di Klimt
La realtà è mutevole e così la percezione dell’uomo permette una inversione dei sentimenti e delle emozioni. A volte questo processo può essere mosso da fattori positivi, altre volte invece è la negatività degli avvenimenti che influenza il sentire inconscio. Anche, o forse potrei dire soprattutto le espressioni artistiche risentono dei mutamenti della società perché è l’anima dell’artista stesso a risentirne. Così sembra essere accaduto anche a Gustav Klimt. Il Bacio è una tra le sue opere più conosciute e sempre ne è stata ammirata la grazia, la tenera intimità. L’opera venne esposta per la prima volta nel 1908 e ritrae una coppia collocata in uno spazio irreale ed estatico. Una striscia di prato fiorito funge da ancora ai due amanti mentre sullo sfondo si staglia un cielo di granelli dorati. L’atmosfera viene spogliata di qualsiasi connotazione sensuale e si insiste piuttosto sulla tenerezza del bacio. Le mani, che per il pittore hanno sempre avuto un’evidenza particolare, contribuiscono a creare questa atmosfera di estasi, sono unite tra loro da un contatto e da un legame che appare indissolubile. I protagonisti della tela sembrano vivere un respiro di immobile beatitudine, protetti da una campana dorata che li tiene lontani dalla realtà del mondo. Nella Osterreichische Galerie Belvedere di Vienna, è conservata un’altra opera del pittore austriaco, rimasta incompiuta, che ritrae ancora una coppia. Porta la data del 1918. Con Adamo ed Eva Klimt torna ad affrontare il tema dell’amore come ne Il Bacio, ma lo fa in maniera totalmente differente. Anzitutto le dimensioni della tela (stretta e lunga) tolgono respiro all’intimità e costringono i protagonisti in uno spazio che non permette di intravedere un universo altro. Non compare più il cielo dorato ma uno sfondo scuro sostenuto da pochi fiori che lasciano spazio ad una fantasia maculata ed aggressiva. I protagonisti sono rappresentati frontalmente uno dietro l’altro e non sembrano avere alcun contatto. Eva guarda lo spettatore quasi sfidandolo ed il suo volto appare come di porcellana. Adamo di contro, con il viso scavato, si presenta al pubblico senza guardarlo, è chiuso nella sua interiorità e non sembra trasmetterla alla sua compagna la quale continua indifferente a guardare dinanzi a sé come se ammirasse narcisisticamente la sua immagine allo specchio. La dolcezza delle due teste reclinate viene allora annullata dalla distanza che si percepisce perché i due non si sfiorano neanche ed Eva tocca i suoi capelli, non le mani di Adamo. Appaiono chiusi nelle loro sensazioni che non vengono condivise, concentrati su loro stessi. Il simbolo dell’unione di coppia svanisce insieme alla distesa atmosfera de Il Bacio lasciando posto alla negazione dell’amore come intima condivisione. Se non si ponesse attenzione al momento storico nel quale i due dipinti sono stati creati, si potrebbe semplicemente cogliere un’inversione di tendenza che, per diversi motivi creò nell’animo di Klimt una disillusione nel rapporto di coppia. In realtà, quando il pittore diede vita alla prima opera, nei primi anni del Novecento, un notevole fervore di studi ed una molteplicità di interessi animavano l’ “intellighenzia” viennese aperta al progresso scientifico così come all’analisi della propria coscienza. Ecco allora che l’intimità di una coppia permetteva di scoprire sentimenti profondi e ricolmi di speranza per il futuro, poteva saziare allo stesso tempo il desiderio di novità e la riscoperta di valori profondi. Gli avvenimenti che seguirono però, segnarono le esistenze degli uomini. La guerra non poteva lasciare indifferenti ed allora la speranza sembra cedere il posto alla disillusione, alla incomunicabilità, alla realtà aggressiva e violenta. La coppia del 1918 non è più la stessa, non condivide più nulla, è lontana ed incapace di trasmettere una forte emozione, che sia di infinito dolore o di incontenibile tenerezza. L’uomo, dinanzi alla guerra sembra assumere un duplice atteggiamento: guarda freddamente il mondo che rispecchia solo se stessi o non lo guarda affatto, preferendo chiudere gli occhi dinanzi all’orrore per immaginare una verità diversa e lontana. La realtà è mutevole e così la percezione dell’uomo permette una inversione dei sentimenti e delle emozioni.
Dott.sa Elisa Lucarelli
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