L’ in-certezza della pena in Italia
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Documento inserito lunedì 20 ottobre 2008
Pietro Maso ha ucciso i genitori nel 1991 sconvolgendo l’Italia con uno di quei delitti che in gergo si definiscono “efferati”, ovvero di particolare ed immotivata crudeltà. All’epoca aveva 20 anni ed è stato condannato, invece che all’ergastolo, come tutti si aspettavano e, da un certo punto di vista, pretendevano, a 30 anni di reclusione, adducendo uno stato di semi infermità mentale mai provato dai consulenti chiamati a pronunciarsi sulle condizioni psichiche dell’omicida. Inspiegabilmente, pertanto, nonostante Pietro Maso non si sia mai pentito del suo gesto ed anzi, durante il processo, ostentasse una sorta di orgoglio per quella barbara azione, ha goduto di una particolare clemenza da parte della Corte.
Negli ultimi giorni il fatto è tornato alla ribalta delle cronache, sconvolgendo nuovamente l’Italia, dal momento che il pluriomicida dopo “soli” 16 anni di reclusione, gode ora del regime premiale di semilibertà. Regime previsto dalla Legge Gozzini che, come da molti ritenuto, è un sintomo di chiara democraticità in uno Stato di diritto come il nostro. Peccato che i comuni cittadini non la pensino proprio allo stesso modo. L’uomo di strada, infatti, come ci hanno insegnato a definire il comune cittadino ignorante (nel senso letterale del termine) della legge, non capisce esattamente perché, se un pluriomicida è rinchiuso in carcere, e si comporta bene, debba godere, nonostante la condanna, di premi per la suo buona condotta. Il solito uomo della strada pensa che in carcere sia un po’ difficile non comportarsi “bene”, considerando che le “tentazioni” per compiere nuovamente i delitti per i quali ora si sta scontando la pena, siano decisamente poche. Perché quindi una persona che ha ucciso, ed ucciso i propri genitori, dovrebbe godere di uno sconto di pena solo perché in carcere è stato bravo e non ha ucciso nessuno? Il nostro uomo davvero non lo capisce. Però una cosa la capisce, che in Italia, come al solito, nessuna cosa va mai a compimento, che nonostante le Forze di polizia, i Giudici, gli Avvocati facciano il loro lavoro, poi questo lavoro viene preso e buttato per incomprensibili norme che permettono la prescrizione di reati durante lo svolgimento dei processi, gli indulti perché le carceri sono troppo piene (ed i tagli imposti all’amministrazione non permettono di costruire nuovi istituti di detenzione), i premi per i detenuti che si comportano “bene”.
Qualche politico o qualche giurista dovrebbe spiegare per bene tutte queste cose all’uomo della strada, perché oltre al disgusto per questa giustizia italiana sempre più lassista, si sta unendo anche la paura nel vedere che quel poco di giustizia che si riesce ad ottenere, poi viene annullata per qualche strano ed imperscrutabile motivo. E per qualche altrettanto strano ed imperscrutabile motivo Pietro Maso diventa una sorta di eroe da imitare, da cui prendere esempio, per avere il proprio personale momento di celebrità…ad ogni costo…
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