Il ruolo dell’educatore nelle case famiglia

home page»Approfondimenti»Educazione Infantile e Adolescenziale
Documento inserito venerdì 16 gennaio 2009

Il ruolo dell’educatore nelle case famiglia


L’educatore, nell’ accezione classica del termine, è colui che “ conduce fuori” le potenzialità del ragazzo verso un intervento formativo diretto, guidandolo nel suo processo di crescita. Ma egli per attuare ciò deve farsi figura professionale ed così che si è affermata negli ultimi anni la figura di educatore professionale, che come operatore si occupa di promuovere l’interesse e la formazione personale e sociale di giovani ed anziani.

Egli deve dotarsi di competenze che si traducono in tre livelli:
- sapere
- saper fare
- saper essere

Il livello del sapere costituisce tutte quelle competenze e conoscenze necessarie per operare nel settore educativo.

Una preparazione nel campo della pedagogia, didattica, scienze umane e dell’educazione, dinamiche relazionali e di gruppo; conoscenze del linguaggio verbale e non verbale ;attivare l’ascolto attivo l’empatia e l’entropatia.

Nel livello del saper essere dell’educatore egli deve avere consapevolezza di sé e dei propri limiti, rispetto dell’altro, capacità di dominare le proprie emozioni verso l’altro il più possibile, saper costruire relazioni con i minori pur riuscendo a mantenere una distanza pedagogica.
Quindi fa riferimento ad atteggiamenti che un educatore deve interiorizzare affinchè si realizzino relazioni educative e significative.
Il livello saper fare è caratterizzato da tutta una serie di abilità necessarie per l’educatore. Egli deve aver la capacità di progettare e programmare nella realizzazione di un progetto educativo organico; inoltre valutare gli obiettivi educativi raggiunti.

L’intervento dell’educatore professionale, quindi, si realizza in diverse strutture: nelle comunità alloggio, negli istituti di accoglienza, nelle scuole, nei gruppi famiglia cioè nelle cosiddette “ case famiglia”.
Nelle scuole egli realizza dei progetti specifici come ad esempio dei laboratori teatrali, dei gruppi di lavoro artigianali anche per l’aiuto di soggetti a rischio.



La legge 149/2001 del 31 dicembre 2006 stabilisce che i minori senza famiglia d’origine non saranno più accolti nei tradizionali istituti.
Tali strutture vengono superate con l’affidamento del minore a una famiglia o con l’inserimento in una comunità di tipo familiare o casa-famiglia.
La casa famiglia diviene una possibilità contro l’istituzionalizzazione dei minori e possono essere a gestione diretta pubblica (seppure integrata asl- Ente Locale) o privata (gestite da cooperative e associazioni).

In esse l’educatore svolge un ruolo importante, diverso dallo psicologo o assistente sociale, aiuta il minore, allontanato o abbandonato dalla famiglia, nel suo processo di crescita attuando interventi pedagogici diversi da soggetto a soggetto.

Sappiamo bene come i ragazzi affidati alle case famiglia provengono da famiglie disagiate e l’educatore ha il compito di condurli verso un programma rieducativo contribuendo al loro sviluppo; saper programmare, progettare, agire, osservare e negoziare.

Si cerca di ricreare un contesto familiare più sereno rispetto alla famiglia d’origine in modo che i ragazzi possano sentirsi al sicuro e protetti senza però sostituirsi al ruolo di genitori. In queste case famiglia lavorano l’assistente sociale, lo psicologo, l’operatore e l’educatore professionale, ognuno di loro ha un ruolo ben preciso nella gestione della situazione di ogni singolo minore.

È difficile non instaurare un rapporto emotivo con i minori, ma è necessario non compromettere la propria personalità cercando di creare un giusto equilibrio nel rapporto minore-educatore.

Dott.ssa Maria Teresa Armetta

torna ai documenti della categoria Educazione Infantile e Adolescenziale

Tipo:

Regione:

Provincia:

Tipo:

Regione:

Provincia:

Copyright © 2008 Social Comunication
Sito realizzato da Os2.it Creazione siti web