I camini del Café de Flore
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Documento inserito giovedì 11 settembre 2008
I camini del Café de Flore
Non un’opera d’arte con il suo artista, ma atmosfere e profumi in una delle città forse più bohemienne di tante altre.
Venite con me, vi porterò a Paris.
Concedetevi una sosta nel quartiere che prima fu di Diderot e D’Alambert, dei rivoluzionari come Danton e Marat e che poi venne occupato dalle penne e dai pennelli di grandi artisti.
Siamo nel quartiere di Saint Germain Des Prés, la quintessenza di Parigi e, all’ombra dell’abbazia di Saint Germain, la chiesa più antica della città, fondata nel 543, vorrei sorseggiare con voi un the in uno dei caffè simbolo della vita artistica e letteraria parigina.
Ecco…vedo l’insegna…Café de Flore…seguitemi, occupiamo pure un tavolino all’esterno. A voi l’onore di pronunciare la parola…garcon…ed ecco che, come nelle più antiche delle tradizioni si presenterà a noi il cameriere parigino con la tipica tenuta bianca e nera. Ordiniamo pure, però poi, abbandoniamoci e respiriamo i profumi che in primavera investono la piazza ed il boulevard Saint Germain.
Ascoltiamo i rumori che provengono dall’interno e, forse, riusciremo a percepire le voci di Guillaume Apollinaire, di Modigliani, Picasso, di Prévert e Jean Paul Sartre.
Proprio qui nacquero e si svilupparono o comunque, trovarono terreno fertile, correnti quali il surrealismo, il dadaismo, l’esistenzialismo e non solo.
Gli artisti erano soliti incontrarsi in questo caffè, lavorare fino a mezzogiorno sui banquettes del Flore e poi, incontrare gli amici e discutere con loro degli ideali più grandi.
Sartre, in piena Seconda Guerra Mondiale paragonerà i camini di questo caffè a quelli della libertà.
Il Flore ha visto passare tra i suoi tavoli gli occhi spaventati di chi, stanco della guerra, aveva scelto di manifestare il proprio dissenso attraverso l’arte dell’irrazionalità, andando oltre il pensiero logico nel tentativo di oltrepassare la porta del sur – reale al di fuori di ogni preoccupazione estetica.
Troviamo allora poesie traboccanti di parole prive di senso quasi a formare un collage. Nei quadri, scene inquietanti e prive di logica, un delirio onirico come critica alla gestione del mondo che, seppur tanto logica, aveva condotto verso gli orrori della guerra.
È qui, nei caffè parigini, sulla riva sinistra della Senna che si incontrarono gli sguardi impauriti dei dadaisti ed il loro rifiuto di ideali artistici di bellezza ormai passati, incapaci di descrivere la volontà di distruggere i falsi valori di una ipocrita società borghese, la voglia di rinascere stravaganti e più creativi che mai.
È dunque all’ombra dei bistrot di Saint Germain che videro la luce i primi ideali di libertà ed eguaglianza all’epoca della rivoluzione, qui nacquero capolavori della letteratura e sempre qui grandi pittori espressero il loro genio nel tentativo di comunicare o addirittura non comunicare, come nel caso dei dadaisti, grandi ideali o riflessioni illogiche, specchio della follia alla quale il mondo li costringeva...
Apriamo gli occhi e terminiamo il nostro the magari con lo sguardo perso verso una piazza che, nei secoli ormai passati, è stata anche di Apollinaire e Picasso e di tutti quelli che hanno tentato la strada dell’espressione artistica e letteraria al di là dell’estetica. Lasciamo il nostro Café ed allontanandoci però, non dimentichiamo di guardare in alto, ai camini del Flore.
Dai fumi della cucina salgono ancora verso il cielo parole ed immagini che, come ritagli di giornale si combinano tra loro per attraversare l’oceano della libertà partendo da un bistrot che continua a conservare quel fascino proprio dei luoghi che hanno fatto da spettatore alle più grandi vicende della storia.
Dott.ssa Elisa Lucarelli
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