Cos'è il prolasso mitralico?
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Documento inserito venerdì 10 aprile 2009
Il PROLASSO MITRALICO
L’ecocardiografia è la metodica di scelta nella valutazione delle patologie valvolari, perché permette di vedere sia la morfologia degli apparati valvolari sia il funzionamento durante il ciclo cardiaco. Lo studio ecocardiografico permette la diagnosi immediata ed accurata del prolasso mitralico, che è una patologia presente nell’1-6% della popolazione e consiste nella protrusione di uno o entrambi i lembi della valvola mitrale all’interno dell’atrio sinistro durante la sistole. All’esame obiettivo si apprezza un click ed un soffio telesistolico: spesso il paziente con prolasso mitralico è asintomatico, per cui la diagnosi viene effettuata dopo auscultazione casuale dal medico curante e successivo studio ecocardiografico.
Quest’ultimo esame è utile anche per il follow-up della malattia, causa più comune di insufficienza mitralica negli USA. L’apparato valvolare mitralico,che mette in comunicazione l’atrio con il ventricolo sinistro, è una struttura complessa,costituita dall’anulus mitralico, dai lembi valvolari, dalle corde tendinee, dai muscoli papillari . L’alterazione di uno di questi elementi può provocare disfunzione dell’apparato valvolare e prolasso dei lembi valvolari verso l’atrio sinistro nel corso della sistole, la fase del ciclo cardiaco in cui la valvola mitrale dovrebbe esser chiusa e la valvola aortica aperta per favorire l’eiezione in aorta
Le cause della malattia differiscono a seconda che il prolasso sia primitivo o secondario:nel primo caso la causa è rappresentata da un alterazione congenita dei lembi valvolari mitralici che risultano allungati con movimento anomalo. Talvolta il prolasso si associa a malattia di altre valvole, come nel Marfan. Le forme secondarie possono essere espressione di coronaropatia o sequela della malattia reumatica
Lo studio ecocardiografico permette di vedere il movimento “ad amaca” o “a cucchiaio” all’esame morfologico monodimensionale di uno o entrambi i lembi valvolari mitralici. Talvolta al prolasso mitralico si associa il prolasso tricuspidale,ma anche altre alterazioni congenite, come il difetto del setto interatriale: tutte queste anomalie possono non essere evidenti all’elettrocardiogramma,ma solo allo studio ecocardiografico.
Di per sé, la malattia è asintomatica e riscontro casuale all’esame obiettivo, come dicevamo. Tuttavia, talvolta si associa a sintomi che possono determinare “la sindrome del prolasso mitralico”, a volta così drammatica da richiedere un trattamento farmacologico.
I pazienti affetti da prolasso mitralico possono avvertire dolori toracici all’improvviso, indipendentemente dallo sforzo, protratti o di breve durata, di tipo trafittivi quindi molto diversi dal dolore anginoso determinato da stenosi coronarica. L’angina è infatti caratterizzata da dolore oppressivo, correlato allo sforzo, che regredisce con il riposo o con l’assunzione di una compressa sublinguale di un farmaco vasodilatatore, il Carvasin (nitrato).
Talvolta coronaropatia e prolasso mitralico coesistono e solo una prova da sforzo al cicloergometro o al tapis roulant possono distinguerli. Oltre il dolore toracico il prolasso mitralico può provocare aritmie, in particolare extrasistoli ventricolari, che il paziente avverte come battito irregolare o come palpitazione o come un “tuffo al cuore” legato alla pausa compensatoria che segue l’extrasistole, che è un battito anticipato. Nel caso di aritmie ripetitive, l’elettrocardiogramma dinamico delle 24 ore può svelarne la frequenza, il tipo e quindi fornire indicazioni sulla necessità della terapia farmacologica.
Come mai il prolasso provochi extrasistoli o dolore toracico non è chiaro: talvolta questi sintomi sono determinati da un particolare stato ansioso che è caratteristico di questa malattia. I pazienti con prolasso mitralico sono ansiosi o…lo diventano se sottoposti a mille accertamenti per la patologia stessa.
La prognosi del prolasso mitralico è favorevole, come dimostrato dalla maggior parte degli studi: i pazienti con prolasso mitralico hanno una sopravvivenza simile a quella di soggetti di pari età senza questa malattia. L’evoluzione della malattia dipende tuttavia dalla progressione graduale dell’insufficienza mitralica, che può provocare dilatazione dell’atrio e del ventricolo sinistro fino allo scompenso cardiaco o alla fibrillazione atriale.
Che cosa fare in questi pazienti?
Sicuramente inquadrare il problema con una diagnosi certa ecocardiografica, visto che l’elettrocardiogramma è per lo più normale e non dirimente, anche se rappresenta il primo esame effettuato poiché spesso il paziente si rivolge al medico per palpitazioni di recente insorgenza. Anche la radiografia del torace mostra normale silhouette cardiaca e nomale aspetto dei campi polmonari, a meno che non vi sia una insufficienza mitralica severa associata, con conseguente ingrandimento dell’aia cardiaca e sintomi chiari caratterizzati da dispnea da sforzo.
Il paziente con prolasso lieve va rassicurato: verrà raccomandato uno stile di vita normale, dieta mediterranea, controlli strumentali ogni due-tre anni e attività fisica. Quest’ultima va invece ridotta se il prolasso si associa a insufficienza mitralica medio-severa o al rilievo elettrocardiografico di aritmie, per i quali la terapia opportuna, modulata sul singolo caso, è rappresentata dai betabloccanti, i cui effetti saranno poi rivalutati alle visite successive. Ma soprattutto occorre informare il paziente della opportunità di una profilassi con antibiotici in caso di infezioni o interventi chirurgici o di tipo odontoiatrico, vista la possibilità di coinvolgimento della valvola in caso di batteriemia con successiva devastante endocardite. Questa potrebbe determinare la distruzione della valvola. I pazienti con prolasso associato ad aritmie o a insufficienza mitralica severa vanno seguiti accuratamente, anche in assenza di sintomatogia, per stabilire il momento opportuno per la sostituzione della valvola con protesi. Tale decisione viene affidata al cardiochirurgo, sulla base dell’entità del rigurgito, della presenza di fibrillazione atriale, della contrattilità del ventricolo sinistro, dei volumi ventricolari, della sintomatologia riferita, dell’età e delle patologie associate.
Dr. Gabriele Di Gesaro
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