Beethoven e Tolstoj: l’arte unita da un nome
home page»Approfondimenti»Arte
Documento inserito giovedì 30 ottobre 2008
Beethoven e Tolstoj: l’arte unita da un nome
Non accade spesso di imbattersi in un’opera letteraria ispirata da una composizione eppure un nome, Kreutzer, unisce due geni quali Lev Tolstoj e Ludwig van Beethoven. Ma procediamo con ordine. Nel 1803 giunse a Vienna il violinista mulatto George Bridgetower che ebbe modo di incontrare il grande compositore. Tra i due si stabilì un buon rapporto al punto che, nel momento in cui Beethoven volle eseguire la sua nuova Sonata n. 9, op. 47 per violino e pianoforte, pensò di farsi accompagnare da lui. La prima ebbe luogo all’Aufgarten, davanti ad un pubblico formato da principi ed ambasciatori, e riscosse un grande successo, nonostante la durata (circa 40 minuti), un po’ inusuale per un brano del genere. Beethoven fu entusiasta dell’esecuzione del violinista e ribattezzò la composizione “Bridgetower Sonata”. Di lì a qualche tempo i due ebbero una animata discussione, dopo aver alzato troppo il gomito, e Bridgetower fece pesanti apprezzamenti su una donna che piaceva a Beethoven. Per ripicca il compositore decise di cambiare il dedicatario della sonata, identificandolo nel violinista parigino Rodolphe Kreutzer che, ironia della sorte, non eseguì mai il brano, considerandolo troppo difficile. Ma la storia della “Sonata a Kreutzer” non finisce qui, poiché essa ha un posto importante anche in letteratura, avendo ispirato un omonimo racconto di Tolstoj. Sembra che l’autore russo abbia ascoltato il brano nel 1888, rimanendone fortemente colpito e, pare anche che, in quel periodo, sua moglie si fosse invaghita di un giovane violinista. Il lavoro, dato alle stampe nel 1889, nacque per evidenziare i guasti del tipo di educazione sentimentale di allora ed aveva come protagonista un uxoricida, appena assolto, in quanto riconosciuto responsabile di un “delitto d’onore”. Egli raccontava in prima persona la storia della sua vita, i motivi che lo avevano spinto al delitto e la sua totale avversione nei confronti della musica. Proprio la musica era ritenuta, infatti, fra le maggiori colpevoli dell’accaduto, poiché la moglie, frequentando un giovane violinista, ed eseguendo più volte insieme a lui la “Sonata a Kreutzer” di Beethoven, aveva finito per tradire il marito. Tolstoj, descrivendo l'effetto che la Sonata di Beethoven ha sulla mente sovreccitata e delirante del protagonista Podznysev, elabora una vera e propria teoria di estetica musicale secondo la quale la musica (o almeno certa musica), agendo direttamente sui sensi, inibirebbe le facoltà razionali degli esseri umani esaltandone tutta la sensualità animale. "...la musica, lo strumento più raffinato per eccitare la lascivia dei sensi", scrive Tolstoj. Se da una parte però la critica alla musica sembra particolarmente aspra, dall’altra è la bocca dello stesso protagonista che ricorda come la stessa sia tra le arti quella più nobile. La musica come mezzo per attraversare dimensioni ogni volta diverse, per scoprire sentimenti prima sconosciuti e per raggiungere se stessi.
“…La musica mi costringe a dimenticarmi di me, della mia vera situazione, mi trasporta in una situazione nuova, e che non è la mia sotto l’influsso della musica mi pare di sentire quello che in realtà non provo, di capire quello che non capisco, di potere quello che non posso…”. Lev Tolstoj
Dott.ssa Elisa Lucarelli
torna ai documenti della categoria Arte